PARCO DEI 100 LAGHI: GIOIELLO A DUE PASSI DA PARMA

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Da quando abbiamo iniziato a vivere la nostra nuova anormalità, un pensiero mi si è insinuato in mente cioè quello di provare a stare quanto più tempo possibile in mezzo alla natura.

È per questo motivo che ho subito pensato ad un parco vicino la mia Parma che non avevo visitato, il parco dei 100 laghi.

Mi informo un pò sul fido google ed a quanto pare tutti i percorsi di trekking del parco sono ben segnalati, quindi decido di fare il “percorso delle zone umide” che comprende una sorta di tour tra molti laghetti (se si chiama parco dei 100 laghi ci sarà pure un motivo).

È il 23 maggio e ovviamente la sfortuna è sempre dietro l’angolo. A Parma un sole che spacca le pietre, a Prato Spilla che è il rifugio da cui parte il percorso scelto (raggiungibile in auto), un uragano. Dopo pochi passi impossibili si torna a casa.

1-0 per l’uragano. Palla al centro.

Siamo al 31 maggio. In radio è appena uscito l’inquietante singolo di The Weeknd dal titolo “In your eyes” che ho tutt’ora in testa come un tamburo, probabilmente perché molto “80s style”.

È deciso, 1 giugno si ritenta la scalata. Carico nella mia chiavetta USB la dannata “in your eyes” ed ovviamente il mio amato “The new abnormal” degli Strokes e si parte!

Devo essere sincero, ho paura degli uragani, dei nuvoloni neri e delle altezze quindi la domanda sorge spontanea: “quale di questi elementi manca in montagna?”. Nessuno.

False. Break.

Finalmente una bella giornata di sole a Prato Spilla e nessun uragano in vista! Ergo, si parte per davvero!


PRIMO TRATTO – LAGO BALLANO

Stavolta si va spediti verso il sentiero numero 707 che si trova sulla destra del rifugio (indica il lago Ballano) e che potete scorgere grazie alla presenza di un parco avventura (l’avessero detto a me avrei risparmiato due ore). A questo punto si inizia a salire di poco, arrivando dopo circa mezz’ora al lago Ballano.

Iniziamo male. Il lago Ballano è un lago artificiale che, dal mio modesto punto di vista, non merita molto. Acque scure, paesaggio contornato da alberi e visuale pessima sulla vallata. Spero che migliori salendo!


SECONDO TRATTO – LAGO VERDE

Si sale. Si sale e ancora si sale, arrivando a circa 1700m di altitudine partendo dai 1300m del lago Ballano. Problema numero uno: zanzare a gogo a causa della pioggia dei giorni passati (l’avvertimento “percorso delle zone umide”, però, era chiaro), portate quindi uno spray pena diventare ottimo cibo per i dannati insetti. Il sentiero è ben visibile, segnalato, nonché obbligato quindi potete proseguire spediti.

Il secondo tratto finisce dopo una bella discesa che ci catapulta al Rio Lago Verde, un lago artificiale simile al lago Ballano.

Il paesaggio inizia a diventare interessante circondato da montagne ed una vista davvero niente male. A questo punto si presenta, però, una condizione atmosferica che amo molto, quella caratterizzata dalla presenza di dolci nuvoloni neri! Cavoli avevo controllato il bollettino che prometteva “nuvolette innocue passeggere”.

Vabbè, ormai ci siamo e pace.


TERZO TRATTO – CAPANNA CAGNIN

Proseguiamo lungo il sentiero 705 che costeggia un ruscello passando su alcune rocce (la convinzione di aver sbagliato percorso era tanta ma alla fine le bandierine bianche e rosse si mostrano di nuovo sui sassi come per magia) in direzione capanna Cagnin. Quest’ultima può dare rifugio in caso di temporale. Mi calmo, la scoperta del rifugio ripristina la mia tranquillità.

Il paesaggio che mi si apre davanti dalla capanna Cagnin è qualcosa di unico. Mai avrei immaginato di trovare un posto del genere in Appennino ma, ovviamente, mi sbagliavo e non di poco! Ovviamente era solo l’inizio, non sapevo in che pasticcio mi stavo per cacciare.


QUARTO TRATTO – LAGO MARTINI e MONTE SILLARA

Per non perdervi e godere del paesaggio non siate timorosi e seguite sempre il percorso 705 segnato dai vari cartelli e dalla bandierina rossa e bianca. In un paio di occasioni siamo stati indecisi sul percorso da seguire e abbiamo sbagliato. Il percorso è ben visibile e, come è giusto che sia, solo io potevo non vederlo!

Dopo una breve salita nel bosco, tra rocce e zanzare (sembra il titolo di una canzone) il paesaggio diventa fiabesco. Arancione, giallo, verde e blu che si mescolano e danno vita ad un luogo fuori dal comune e che mai avrei immaginato di trovare dietro casa.

Si continua a salire; il sentiero è ben indicato e la bellezza del paesaggio allevia la fatica.

Durante l’ascesa (non di Skywalker) c’è un unico bivio: Passo Giovarello a destra e Prato Spilla (sentiero 705) a sinistra. Per arrivare al lago Martini si prosegue per il passo Giovarello e dopo qualche minuto di salita questo lago, che non ha nulla a che vedere con i precedenti, appare in tutta la sua bellezza.

Ma non è finita. A fare da sfondo al lago Martini è il monte Sillara, raggiungibile attraverso una cresta (direzione sempre passo Giovarello) che da un lato da sulla vallata del lago e dall’altro sulla vallata di Aulla. Non so dire esattamente di quanto sia lo strapiombo ma è davvero da tachicardia, ed io ho paura delle altezze quindi per evitare di camminare sulla cresta dal lato dello strapiombo ho preferito “scalare” un piccolo percorso roccioso dall’altro lato, che genio!

Una volta raggiunta la cima è arrivato il momento relax. La pace dei sensi.


ULTIMO TRATTO – PRATO SPILLA

Adesso si scende e si torna al bivio che abbiamo passato qualche minuto fa: stavolta si prende per Prato Spilla. Il sentiero è ben segnalato ed attraversa un bosco e subito dopo quelle che sono le piste da sci di Prato Spilla. Dopo una ripida discesa ci si ritrova, come per magia, al rifugio da cui eravamo partiti.

Non avevamo grosse aspettative, eppure non mi sentivo vicino a casa. Quei luoghi che credevo non potessero offrire così tanto mi hanno lasciato a bocca spalancata.

Il vento scorre sul viso ed una vallata mi si apre davanti. La paura di cadere si alterna allo spettacolo della natura.

I nuvoloni neri hanno lasciato spazio al caldo sole estivo ed il profumo della montagna inebria gli animi. Il percorso è stato lungo ma mai faticoso.

Seguo il bivio, giungo al lago Martini. La calma delle acque ed il silenzio sono rotti da qualche sbuffo di vento che sembra salire dalla valle, come a sussurrare “voglio salire anche io”.

E dal Monte Sillara il panorama è indescrivibile ma è solo uno dei tanti che si possono ammirare in questo parco.

Guardo indietro, seguo la via per Prato Spilla e torno a valle. La testa però, è rimasta sulla cresta della montagna insieme ad uno dei 100 laghi…

5+

Jonathan

Jonathan, appassionato di viaggi e di tutto ciò che esiste di tecnologico!

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