Copenaghen: è tutto burro ciò che luccica?

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Ormai sono passati quasi due mesi dal mio ultimo viaggio, viaggio in una capitale europea di quelle belle per davvero, Copenaghen. Ovviamente anche in questo viaggio ne sono successe di cotte e di crude.


Giorno zero: tema del viaggio sarà il burro

Da tanto volevo visitare una capitale del nord Europa e farmi un’idea su come si sta a quelle latitudini (di freddo ce n’è ma non parlerò di questo). Il viaggio parte da Bergamo ed, essendo io una buona forchetta, inizia con una cena. Cosa fanno di buono a Bergamo? Ovviamente Casoncelli (con la carne) e Scarpinocc (con verdure) immersi nel burro, oltre a formaggi e salumi. Li ho provati in una enoteca che si chiama “vini e spiriti” con camerieri gentilissimi e dove con il caffè ti portano un dolcino, cosa che sola vale tutta la cena! Da qui ho iniziato a capire la piega che avrebbe preso il viaggio…

“Antipasto”
“Scarpinocc”
“Caffè e docino”

Giorno uno: danesi, è tutto burro ciò che luccica?

Il venerdì mattina si parte alle 5 per andare in aeroporto. Sì, alle 5. Ovviamente, mangiando troppo, ho dormito malissimo! Arriviamo a Copenaghen ed attiviamo la Copenaghen card che da l’accesso a qualsiasi cosa da visitare a Copenaghen. Se state 3 giorni è d’obbligo a meno che non vi accontentiate di fare una passeggiata tra le case colorate e non vedere nulla (sono compresi tutti i musei, tutti i trasporti compresi i tour in battello!).

Problema. È cara: 100€ per 3 giorni. Problema: Copenaghen è cara. Problema: ci sono biciclette ovunque e per noi che non siamo abituati, potrebbe essere traumatico perché i 3/4 dei ciclisti ti mandano a cagare se passi sulla loro strada. Scus…

La metropolitana (che è davvero stupenda e senza tornelli) ci lascia nel quartiere Nyhavn, quello delle casette colorate. Per essere febbraio non fa freddo, anzi, c’è anche il sole!

Ovviamente, essendo le 8 di mattina, bisogna fare colazione. Il nostro bar preferito da quel giorno in poi sarà “Espresso House”, nell’angolino di fronte all’uscita della metro fermata Kongens Nytorv. Beh, mezzo litro di cappuccino (forse più), un muffin di quelli belli burrosi che ti fanno alzare il colesterolo alla vista ed una frittella alla modica cifra di 10€. Economicissimo, ma il mio stomaco non bada a spese (io invece dovrei).

Finita la piccola colazione è arrivato il momento di pranzare, no scherzo. Ci dirigiamo alle “casette colorate” del quartiere “Nyhavn“. Belle, colorate e spazzate dal vento del nord. Durante la passeggiata ho scoperto qualcosa di sconvolgente, Andersen (quello della Sirenetta, il soldatino di piombo e la piccola fiammiferaia) è danese, proprio come i biscotti al burro!

Ma non sono le uniche cose danesi che apprezzo. Ci sono i LEGO. E a Copenaghen c’è quello che forse è il lego store “ufficiale tra quelli ufficiali”. Perché sì, i LEGO sono danesi. Ed io ho comprato il pezzo limited edition di Andersen che legge una fiaba ad un bambino con un Bretzel in mano (o forse un biscotto danese al burro ovviamente).

Set Lego “Hans Christian Andersen”

Dopo aver fatto un salto al LEGO store, passeggiato al centro, lo “Stroget” ed aver visto Copenaghen dall’alto dalla “Rundetarn” dove il vento ti accarezza dolcemente i cristalli di ghiaccio sul viso, si pranza rapidamente con un kebab (sì, a pranzo si risparmia oggi, soprattutto tempo!).

Dopo il pranzo è tempo del castello di Rosenborg, bello sia fuori che dentro e dove viene ridefinito il mio concetto di povertà. Corone incastonate di diamanti, oro e argento che valgon più di 500. Sfarzo ma anche tanta bellezza e storia. Lì ho scoperto che gli italiani all’estero sono quello che dovrebbero essere solo in Italia, perfettini e bacchettoni. Durante la lettura dell’opuscolo con la storia di alcuni gioielli a bassa voce, ci si avvicina una turista italiana che dice in maniera molto poco ortodossa “fate silenzio”. Grazie, a riservirti!

Andiamo via e passiamo in hotel a lasciare il piccolo zaino che abbiamo dietro. Ovviamente l’Hotel è economico (ovviamente per noi italiani il concetto di economico a Copenaghen è un’utopia). Noto come gli edifici siano tutti squadrati ed ordinati. Sono innamorato dell’ordine dei danesi, anche i lavori in corso sono ordinati e si fondono perfettamente con il paesaggio, un pò come in Italia. Ma come faranno mai?

Il pomeriggio prosegue a Christiania. Luogo inquietante e semi-autogovernato. La notte del giudizio, penso. Qui una scultura in finto legno gigante mi balza all’occhio. Voglio fotografarla ma mi si presenta davanti un gruppo di ragazzi (circa 10) che devono per forza avere tutti la stessa foto con la scultura. Tutti. Stessa foto. Passiamo oltre…

Da Christiania in poi le cose precipitano. Pioggia torrenziale. Allora quale cosa migliore se non fermarsi da Starbucks a bere un cappuccino? E perché no, un dolcino? Risultato, la sera cena saltata? Macchè, ci fermiamo nella Radhuspladsen, centro della vita Copenaghenese a mangiare un hot dog zozzissimo da un carretto al centro della piazza alla modica cifra di 3,50€. Da provare assolutamente!

Sono sconvolto da due cose a Copenaghen:

  1. tutti parlano inglese, anche le nonne;
  2. puoi pagare qualsiasi cosa con la carta, anche una crepe da un carrettino ambulante.

Riguardo al punto 2 vorrei dare un consiglio che nessun “travel blogger” da mai. Non cambiate i soldi all’aeroporto! Non prelevate! Portatevi una carta di credito o debito e pagate qualsiasi cosa con quella. Tantissimi negozi nemmeno hanno la cassa a Copenaghen, quindi non spendete cifre assurde per cambiare i soldi o prelevare! Usateli per comprare cibo che a Copenaghen è delizioso!

La serata del primo giorno si conclude con un giro ai “Giardini di Tivoli”. Che dire? Ho trovato il mio posto nel mondo, il parco divertimenti più antico d’Europa è qualcosa di indescrivibile, bisogna solo andarci! La sera è spettacolare, tutto illuminato e con i fuochi d’artificio verso a fine serata.

La giornata è finita, via libera alla nuova mattinata da “Espresso House”. 10€, ok, grazie.


Giorno due: pranzo tipico danese a base di burro

La cosa bella di Copenaghen è che in una giornata può piovere 10 minuti e poi esserci il sole e che se piove c’è comunque tantissimo da fare. Mi riferisco alla visita del palazzo reale di Christiansborg ed il luogo che più mi ha affascinato a Copenaghen, il Black Diamond con all’interno la biblioteca reale. La foto non gli rende giustizia!

Ma è qui che volevo arrivare. Il pranzo tipico danese. Diciamo che sono un pò gasato, un pò spaventato. L’unica altra volta in cui sono stato così spaventato nell’entrare in un ristorante è stata a Castiglione del Bosco, vi invito a leggere l’articolo per farvi capire quanto le mie scelte siano sempre poco azzeccate.

Entriamo in un ristorante con buone recensioni e prezzo nella media (o almeno è quello che speravo). Mi raccomando, fate due conti con la moneta locale!

Il ristorante che abbiamo scelto si trova in centro e si chiama PUK. Ve lo consiglio davvero tanto, prezzi nella media e molto abbondante. Entriamo e decidiamo di strafare, ordiniamo il menù “assaggio gigante” o più o meno è quello che pensiamo in quanto ci sono vari assaggi di tutti i piatti tipici di Copenaghen, e io voglio le Frikadeller!”

Ordiniamo senza problemi ed arrivano i primi assaggi. Buonissimi, salmone, pesce finemente panato e “Smorrebrod”, ovvero una fetta di pane tipico strapieno di roba (il mio era con tartare di non so cosa ma spettacolare). Non chiedetevi cosa ci sia su e mangiate, anzi, godete!

A questo punto aspettiamo un altro assaggio. Ma è qui che succede qualcosa. La cameriera inizia a ronzare sempre più spesso intorno a noi e le Frikadeller (polpette al burro per intenderci) non arrivano. Inizio a preoccuparmi, chiedo alla cameriera “ma le Frikadeller?” e lei “ma avete finito, nel vostro menù non ci sono”.

Mi cade il mondo addosso.

“Ma come? Nel menù c’erano, cerco di dirle gentilmente”. Bene, hanno sbagliato menù. Ci mandano ora a casa? Ma soprattutto, cosa abbiamo mangiato fino ad ora?

Frikadeller sicuramente no…

Ovviamente, accorgendosi dello sbaglio, ci dicono che le avrebbero portate per rimediare all’errore. La scimmia batte i piatti.

A quel punto arriva l’indicibile a tavola: Frikadeller, pancetta, bacon croccante, una carne immersa in una salsa stranissima, crostini e formaggi. Nemmeno mia nonna fa così tanto da magiare per due persone. Finito a fatica più o meno tutto, chiediamo il conto. Che dire?

Quasi 50€ a persona che è un prezzo onesto a Copenaghen, soprattutto se penso che abbiamo faticato a finire tutto e abbiamo bevuto un’ottima birra rossa!

Antipasto di mare
“Smorrebrod”
Frikadeller“, pancetta & co

Dopo quel “pranzo” terminato alle 16, ci dirigiamo verso l’attrazione più gettonata della città. La Sirenetta.

Carina, piccolissima ed esposta al “caldo” vento dei mari del nord. La cosa che più mi è piaciuta, però, è stato il tragitto per arrivare, sbagliato almeno 3 volte e partito da una piazza con una delle installazioni più belle e fotogeniche di Copenaghen, “The wave”, una serie di 40 triangoli che grazie ai led che si muovono “a onda” vi ipnotizzeranno. Unica!

“The Wave”

La serata si conclude nell’Hard Rock cafè dove compro la mia solita spilletta della capitale che visito. Quella che vedete in foto pensavo fosse la Sirenetta, in realtà è una Vikinga. Poco male.

Spilletta “Hard rock cafè Copenaghen”

Sia chiaro, per me non esiste andare in una capitale europea e non fare tappa all’Hard Rock Cafè!


Giorno tre: incubo in aeroporto

Inizia l’ultimo giorno con una colazione in un forno, la “Andersen Bakery”. Qui in pratica si trova tutto quello che un uomo possa sognare per colazione. Brioches, frittelle, muffin, panini. L’odore del burro…

Da lì si decide di fare un giro in battello incluso nella Copenaghen card ma ci avvisano che il giro sarà diverso dal solito a causa dell’alta marea. Il giro è tutto sommato piacevole in un battello riscaldato. Passiamo sotto un ponte bassissimo, 10cm dal tetto del battello per capirci. Ho chiuso gli occhi cercando di non pensare alla testa di qualcuno che, da buon fenomeno, avesse deciso di alzarsi. Brrrr.

Ultimo giro tra le casette colorate del Nyhavn e tappa al Den Bla Planet, l’acquario più grande d’Europa. La cosa migliore è stato il pranzo ovviamente, con un hamburger buonissimo ad un prezzo tutto sommato onesto, 15€. L’acqua confezionata in brick tipo latte è da ammirare. La Danimarca è uno dei paesi più eco-friendly in cui sia mai stato!

Ci dirigiamo in aeroporto. Arriva proprio in quel momento la bomba della epidemia in Italia, data 23 febbraio. Voli da Malpensa cancellati e il nostro in super ritardo e senza gate. Bene, restiamo in Danimarca, ho pensato. La buona notizia è che siamo riusciti a partire alle 23. La brutta è che siamo arrivati in aeroporto in un clima da film horror. Ma questa è un’altra storia…

Il vento freddo del Nord non è poi così pungente. Un bambino cammina tra case colorate. Porta un Bretzel in una mano ed un soldatino di piombo nell’altra. Intravede un uomo con un cilindro su una panchina illuminata da un lampione. Ha con sé un libro, “le mie fiabe” è inciso sulla copertina. Il bambino si avvicina e chiede all’uomo di leggergliene qualcuna. C’era una volta un soldatino con una gamba sola, recita. Il bambino, sognante, immagina una barca di carta e mille avventure. L’uomo chiude il libro e si avvia verso il mare. Da lontano arriva una voce: “signore come ti chiami?”…“Christian” dice, “Christian Andersen”…

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Jonathan

Jonathan, appassionato di viaggi e di tutto ciò che esiste di tecnologico!

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Andrea

    Chissà com’è vivere a Copenaghen….🥰

    1+

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